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Mese: Aprile 2018

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DISMETRIA AGLI ARTI INFERIORI

La dismetria non è facile da diagnosticare. Dipendendo da tre elementi diversi (anca, ginocchio e articolazioni) la composizione degli arti inferiori è di per sé variabile nella lunghezza complessiva dell’arto. La leggera differenza, quindi, è da prassi o causa di altre patologie come piede valgo, ginocchio valgo e anomala rotazione del bacino.

Le cause più frequenti dell’insorgere della patologia sono quelle post-traumatiche (incidenti o eventi traumatici) e malformative (congenite).

Anatomia del piede

Tutti sappiamo cosa sono i piedi e che sono una parte importante dell’apparato locomotore. Eppure poco ci soffermiamo sulla conoscenza dell’anatomia del piede, fattore che potrebbe aiutarci, invece, a comprenderne meglio le funzioni e a riconoscere i piccoli sintomi che causano dolori ai piedi e ai disturbi che possono essere indice di patologie del piede.

Tipologie

Non molti lo sanno, ma i piedi hanno una conformazione e caratteristiche precise per cui possono essere categorizzati in 3 tipologie:

  • piede egizio, contraddistinto dall’alluce più lungo del secondo dito;
  • piede greco che, viceversa, è contraddistinto dal secondo dito più alto dell’alluce;
  • piede romano, contraddistinto dall’alluce e il secondo dito di pari lunghezza.

Un po’ di anatomia

Essendo uno degli elementi che fungono da asse portante per la nostra deambulazione, è interessante porre l’attenzione sulla complessa struttura ossea del piede. Formata dalle ossa del tarso e metatarso e falangi, la struttura ossea del piede comprende 26 ossa e 33 articolazioni (senza dimenticare un centinaio tra muscoli, tendini e legamenti).

Le ossa del tarso del piede sono situate al di sotto dell’articolazione della caviglia e sono formate da 7 elementi: talo, calcagno, navicolare, cuboide e tre cuneiformi (laterale, intermedio e mediale).

Le ossa del metatarso del piede confinano con le ossa del tarso e sono formate da 5 metatarsi in ognuno dei quali si possono distinguere le regioni centrale (corpo), prossimale (base) e distale (testa).

Le falangi, situate in prossimità dei metatarsi, sono 14 e costituiscono gli elementi ossei che formano le dita dei piedi.

L’importanza della sua funzione

Insieme alla funzione di supporto, il piede è parte fondamentale del meccanismo di locomozione grazie al funzionamento complementare di ossa, articolazioni e muscoli.

Di fatto, quella che può sembrare una piccola porzione del nostro corpo ne regge su di sé una buona parte, garantendo stabilità nella posizione eretta e capacità di locomozione altrimenti impossibile.

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Il Morbo di Osgood Schlatter

Spesso si è portati erroneamente a pensare che le patologie inerenti l’apparato locomotore possano colpire solo in età avanzata, ma anche gli adolescenti e i bambini in realtà possono essere soggetti a rischio. Oltre a patologie come dismetria e piede piatto , un altro disturbo diffuso è il morbo di Osgood Schlatter.

CHE COS’È IL MORBO DI OSGOOD SCHLATTER?

Il morbo fa parte delle sindromi note come osteocondrosi e consiste in un processo degenerativo della tuberosità tibiale. La malattia colpisce in età pre-adolescenziale tra i 10 e i 14 anni e finisce verso i 18/20 anni con il termine della crescita con la calcificazione delle ossa. Il più delle volte colpisce sia maschi che femmine e può prendere entrambe le ginocchia o uno solo.

Le cause della malattia sono da ritrovarsi nell’azione ripetuta di trazione del tendine rotuleo sull’inserzione, a livello dell’apofisi tibiale, nella fase di contrazione del muscolo estensore della gamba. Per questo motivo il morbo è riscontrato spesso negli adolescenti che praticano molto sport (basket, calcio, pattinaggio, danza), dato che lo sforzo compiuto dal ginocchio in trazione crea microfratture cartilaginee che incidono sulla degenerazione della tuberosità tibiale.

I sintomi legati al morbo di Osgood Schlatter sono caratterizzati da dolore al terzo inferiore del tendine, alla rotula o alla tibia. Non è difficile riscontrare nelle zone doloranti la presenza di tumefazioni. Frequente poi è la formazione di calcificazioni intra-tendinee che in età adulta possono essere fonte di infiammazioni e dolori. Rara, invece, è il possibile distacco della tuberosità tibiale.

DIAGNOSI E TRATTAMENTI

Per la diagnosi della sindrome lo specialista si avvale di esame obiettivo e di strumenti quale l’esame radiografico, anche per verificare la presenza di osteocondrosi a carico del ginocchio.

La terapia più indicata per trattare la sindrome è, oltre alla sospensione dell’attività sportiva stressante per l’arto, la crioterapia, quella farmacologica con analgesici locali e sistemici, e la fisioterapia, con esercizi che rieduchino e rinforzino la muscolatura. Il ricorso a terapia chirurgica è preso in considerazione solo nei casi particolarmente gravi.

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